NOTE SULLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE

 

Secondo le fonti storiche più tradizionali, la chiesa di Santa Maria Maggiore sarebbe la più antica delle fabbriche clarensi, esistente già nel XIII secolo. Di questa antica chiesa rimane solo un brano di affresco alla destra dell’altar maggiore, rimesso in luce nel 1892 quando si diede il via alla riedificazione del coro. La primitiva chiesa venne ricostruita o restaurata per la prima volta nel 1418 quando Papa Martino V,  fermatosi a Chiari di ritorno dal Concilio di Costanza,  con bolla pontificia accordava grazie spirituali a chi avrebbe visitato e contribuito al restauro della chiesa di Santa Maria. Fautori del restauro e animatori del culto della Madonna del Rosario erano i confratelli del Santo Rosario che, sul finire del XVI secolo,  intrapresero la ricostruzione del coro che avrebbe contenuto la nuova ancona dell’altar maggiore dedicato alla Madonna del Rosario. La deliberazione per questo altare, del 1598, venne resa attiva dieci anni dopo in concomitanza con l’inizio dei lavori per il nuovo coro affidato al fabbro-murario Agostino Lurano di Brescia. La fabbrica, per alterne vicende, non fu compiuta che nel 1619 e vi fu collocata l’ancona con i Misteri del Rosario dipinti dai fratelli Della Rovere nel 1616. Il coro fu dipinto quasi dieci anni dopo, nel 1628 da Agostino Avanzi e Alessandro Sampilli per le finte architetture e Giovanni Mauro Della Rovere per le figure, ma tutti questi affreschi furono distrutti con l’edificazione del coro nuovo nel 1892. Frattanto, nel 1667 si decise di ricostruire il corpo della chiesa che procedette alacremente, tanto che nel settembre 1668 si gettava la volta della navata centrale, nel 1669 la fabbrica era compiuta e nel 1670 aveva già pavimento. Venne rifatto l’organo e commissionata la cassa a Giacomo Faustini, compiuta nel 1673. La decorazione fu affidata al pittore Antonio Minozzi di Vicenza; egli dipinse su tela i misteri del Rosario collocati nei sovrarchi della navata centrale e in controfacciata.

Opere di decorazione si susseguirono per tutto il XVIII secolo: venne fornito il nuovo altar maggiore ad opera di Silvestro Ogna (1708), furono coperte di scagliola le colonne della navata (1735), furono in varie riprese costruiti gli altari laterali sfondando le pareti delle navate laterali.  Nel 1794 Giuseppe Teosa dipinse le quattordici stazioni della Via Crucis. Nel 1710 si era iniziata la facciata che giunse all’altezza del cornicione nel 1719, ma che fu compiuta solo nel 1816. L’attuale statua della Madonna sulla sommità del timpano, dopo diverse sostituzioni, è stata collocata nel 1873 e si trovava nel convento di San Domenico a Brescia.

Nel XIX secolo si provvide alla decorazione della chiesa ad opera del pittore milanese Ambrogio Comolli (1858) e si decise, già dal 1849, grazie a un legato di don Giovanni Rossetti, l’ampliamento del coro. Tale ampliamento, catastrofico per la grave perdita degli affreschi dipinti dal Fiammenghino nel 1628, ebbe una vicenda assai travagliata: il disegno, approntato dal clarense Francesco Garuffa, prevedeva un deambulatorio del tutto incongruo con la nave seicentesca e pilastri a fascio per sostenere la cupola troppo pesanti; alla morte del Garuffa nel 1892 l’architetto Carlo Melchiotti proseguì il lavoro secondo il disegno precedente. Il coro fu compiuto nel 1893 e decorato con affreschi da Luigi Tagliaferri di Lecco.

Forse in questa occasione furono trasportati dalla vicina chiesa del Bianco i dieci ovali con storie della vita della Vergine e il grande quadro delle Nozze di Cana.

Il ’900 vede alcune opere pregevoli di scultura compiute dallo scultore clarense Pietro Repossi: il Pulpito (1938), la statua della Madonna Regina della pace (1945) che sostituisce l’antica statua della madonna vestita del XVII secolo. Su indicazione del Prof. Giuseppe Pietro Lancini furono rifatte le vetrate della chiesa. I disegni si devono al pittore Ugo Murachelli che li fornì nel 1954.

 

ALTARE DELL’ANGELO CUSTODE

La primitiva pala dell’Angelo Custode si trovava fino al 1995 nella chiesa della Beata Vergine di Caravaggio; in quell’anno venne trafugata togliendoci, insieme al dipinto, anche l’ultima testimonianza del pittore clarense Pietro Fatigati di cui oggi non si conoscono altre opere. Questa pala, dipinta nel 1692, venne sostituita nel 1717 dall’attuale, opera probabilmente del pittore bolognese Marcantonio Franceschini. La soasa dell’altare sostituisce l’antica in legno e venne eseguita da Antonio Biasio (lo stesso che costruì l’altare del Santissimo Sacramento nella chiesa Parrocchiale) attorno al 1735. I dipinti nell’intradosso della cappella sono opera di Antonio Paglia, eseguiti nel 1735. Rappresentano i santi Pellegrino Laziosi e Francesco di Sales. La tela del sott’arco, assai rovinata, rappresenta due putti con corona fiorita e palme; non è opera di Antonio Paglia.

ORCHESTRA

È  chiamata anche controcantoria, opera di Giacomo Faustini, compiuta nel 1692. L’orchestra, insieme con l’organo, fu spostata dai lati dell’altare nel 1799 ad opera del Prevosto Morcelli.

ALTARE DI SAN BARTOLOMEO

Fu il primo altare in marmo ad essere eretto nel 1726; la pala e i riquadri laterali  si devono al pennello di Antonio Paglia per cui risultano pagamenti dal 1728 al 1732, mentre i due quadri di fiori sono opera di Giovanni Antonio Fostinoni (1729). I dipinti del Paglia rappresentano: nella pala  la Madonna in gloria con i santi Bartolomeo e Caterina martire, nei laterali i santi Francesco di Paola e Martino con storie della loro vita. I tre dipinti del sottarco rappresentano S. Antonio col Bambino Gesù, Angeli Festanti e le stimmate di san Francesco.

ALTARE DELLA BEATA VERGINE DEL ROSARIO

La soasa marmorea venne commissionata allo scultore bresciano Antonio Carra nel 1616, esempio di ancona bresciana con telamoni laterali e il Padre eterno benedicente al culmine; i Misteri del Rosario furono dipinti lo stesso anno su tre lastre di lavagna dai fratelli Giovan Battista e Giovan Mauro Della Rovere detti i Fiammenghini. La mensa dell’altare in commesso marmoreo risulta essere opera più tarda, del 1708, eseguita da Silvestro Ogna. Riporta nel medaglione centrale la Madonna col Bambino protettori della Città di Chiari.

PRESBITERIO

Dopo la ricostruzione del 1893 le pareti del coro furono affrescate da Luigi Tagliaferri che dipinse nella calotta la Madonna del Rosario con santi domenicani; nei pennacchi della cupola le quattro virtù cardinali; nella cupola  l’Assunzione della Vergine. Nel 1895 sempre il Tagliaferri dipinse le due lunette laterali con la Natività di Cristo e la Presentazione al tempio.

ALTARE DI SAN FRANCESCO

Fu il secondo altare di marmo ad essere innalzato secondo il gusto del XVIII secolo, dopo quello di san Bartolomeo; insieme a quelli dell’Angelo Custode e di santa Lucia sono opera del marmista Antonio Biasio. La pala fu dipinta da Giuseppe Tortelli junior nel 1629 e rappresenta i santi Francesco e Antonio da Padova;  i dipinti laterali sono di Antonio Paglia, pagati nel 1731. Rappresentano i Santi Domenico e Paolo con storie della loro vita; nel sott’arco San Francesco di Paola impugna le serpi, la Santissima Trinità, e San Martino che risuscita un bimbo morto. Probabilmente, per errore, le due tele del sott’arco con le storie di santi furono scambiate con quelle del sott’arco della cappella di fronte e la loro collocazione è del tutto incongrua.

ORGANO

La cassa è opera di Giacomo Faustini che la portò a compimento nel 1673. L’organo risulta costruito da Giuseppe Bonatti attorno al 1745 in sostituzione di quello fornito nel secolo precedente dal Traeri, organaro bresciano.

ALTARE DI SANTA LUCIA

Fu l’ultimo altare costruito dal Biasio nel 1745. La pala venne dipinta dal bolognese Francesco Monti nello stesso anno e rappresenta la Vergine col Bambino e i santi Andrea Avellino, Lucia, Agata e Giovanni Nepomuceno, mentre i laterali sono opera di Domenico Romani nel 1744 e rappresentano san Pantaleone e sant’Onorio. La tela del sott’arco con la Vergine in gloria è opera di Antonio Paglia.