San Bernardino | Parrocchia di Chiari - Brescia |
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Il complesso di San Bernardino
L’aveva deciso il Consiglio della Comunità di Chiari nel 1447 in seguito alla predicazione di Padre Bonaventura Piantanida, frate minore osservante, discepolo di San Bernardino. Da quel momento è iniziato un vero sodalizio fra la città e il convento. Ne fanno fede le sovvenzioni che il Consiglio ogni anno decretava, i moltissimi legati e le numerose sepolture ritrovate nel rifare il pavimento della chiesa. I frati si prestavano per la vita sacramentale e spirituale dei fedeli, per la predicazione, in aiuto alle parrocchie e per la cura pastorale delle cascine circostanti. Con l'andar del tempo la chiesa è diventata meta di pellegrinaggi personali e comunitari, specie in occasione del “Perdono d’Assisi”, tanto da venire fondata una Confraternita “Pio lotto del Santo Patrono d’Assisi”, che raccoglieva migliaia di devoti della diocesi di Brescia, di Bergamo e di Cremona. Nel 1700 si dovette provvedere al restauro e all'ampliamento del convento e della chiesa, che venne probabilmente consacrata il 1° aprile del 1719. Era un centro di studi di livello superiore, con una biblioteca molto fornita e un corpo docente molto qualificato, come si può vedere dall’elenco delle opere pubblicate. Nel 1768 il Senato Veneto, nella determinazione di ridurre di numero i conventi, proibì la vestizione di nuovi alunni. In seguito al decreto napoleonico del 1805 il convento venne indemaniato e i frati riuniti a quelli del Convento di San Giuseppe a Brescia. La chiesa fu rivendicata dalla Parrocchia per la cura pastorale della zona. Per il convento incominciò una triste storia di decadenza, di spoliazioni e di deturpazioni, di passaggi di proprietà e di usi promiscui, finché, ridotto a stabilimento di prodotti chimici, fu riscattato nel 1909 da Mons. Agostino Menna e dalla sorella Teresa, grandi benefattori della Comunità ecclesiale di Chiari. Dal 1909 al 1922 vi vennero accolti i P. P. Benedettini dell'abbazia di S. Maria Maddalena di Marsiglia, della Congregazione di Solesmes, cacciati in seguito alle leggi anticlericali. Per superare alcune difficoltà canoniche intervenne personalmente il Papa S. Pio X e nel comitato Bresciano che preparò la loro venuta figurò l'avvocato Giorgio Montini, padre di G. Battista Montini, diventato poi Paolo VI. Da adolescente egli frequentò ripetutamente San Bernardino. Si deve alla direzione spirituale dell’abate Giacomo Cristoforo Gauthey la sua scelta definitiva per il sacerdozio in diocesi. Il convento rifiorì come centro di studio e di spiritualità liturgica. Nel 1922 i P. P. Benedettini poterono ritornare in Savoia nella abbazia di Altacomba. Nel 1926 si registra l’intervento di un altro santo, il Beato Filippo Rinaldi, 3° successore di Don Bosco, che acquista il convento per sistemarvi il noviziato e l’aspirantato della nuova Ispettoria Salesiana Lombardo-Emiliana. Numerosi i ragazzi che fanno riferimento a San Bernardino per la loro scelta vocazionale. Oltre cinquecento divennero salesiani o sacerdoti diocesani o religiosi. Fra loro si contano tre vescovi missionari, un Rettor Maggiore dei Salesiani, ispettori e direttori. Fra i docenti uno, Don Elia Comini, è avviato alla gloria degli altari. Nel 1977, in seguito alla crisi vocazionale, l’aspirantato si è trasformato in Scuola Cattolica a servizio del territorio. Alle tre sezioni di Scuola Media, nel 1996 si è affiancato il Liceo Scientifico, anch’esso legalmente riconosciuto. Sotto il profilo artistico I
tre chiostri hanno un impianto quattrocentesco col succedersi degli
archi a tutto sesto e le colonnine in arenaria grigia. Nei primi due
chiostri rimangono tracce di affreschi, che narrano la vita di S. Francesco
di Assisi e di santi francescani. Di notevole
valore l'ex - refettorio, ora adibito a sala per incontri e
conferenze.
La
chiesa, di impostazione conventuale, presenta caratteristiche architettoniche
settecentesche. Della chiesa precedente sopravvive soltanto il portalino
laterale in arenaria grigia con il monogramma bernardiniano. I sette
altari di marmi pregiati e di ottima fattura risalgono al diciottesimo
secolo. Anche
le soase lignee sono di buona fattura, opera dell'artigianato locale
e raggiungono un buon livello artistico.
Fra
le tele sono notevoli: quelle dell'Immacolata con i genitori S. Anna
e S. Gioacchino di un tardo morettesco; quella di S. Antonio da Padova,
firmata da Francesco Giugno e, attribuibili allo stesso pittore, quelle
di S. Diego e quelle della cappella dei Martiri e Santi Francescani;
i trionfi dei SS. Faustino e Giovita; e la pala settecentesca dell’altare
maggiore con S. Bernardino, S. Giovanni da Capistrano, S. Giacomo della
Marca e S. Margherita da Cortona.
Fra
le statue lignee: un crocifisso attribuito a Clemente Zamara; la statua
di S. Francesco d’Assisi
di Angelo Carboni; e il crocifisso dell’altare delle reliquie.
Sono
moderni: il crocifisso dell’altare maggiore e l’angelo
genuflesso dello scultore Repossi e la Via Crucis lignea dell’artigiano
Francesco Poisa.
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