BREVI NOTE SULLA CHIESA PARROCCHIALE DI CHIARI

 

La necessità di avere una chiesa più capiente di quella che, secondo il Rota, risaliva al XIII secolo, spingeva la Comunità e il clero a pensare a una nuova fabbrica, che veniva iniziata nel 1432, come ricorda un’iscrizione oggi murata alla sinistra del Mausoleo Morcelli. In verità i lavori dovettero presto fermarsi e non ripresero fino al 1481. Fu chiamato l’architetto Filippo da Caravaggio (già architetto del duomo di Salò) e, alla sua morte, Bernardino da Martinengo. La chiesa nuova fu consacrata il 16 marzo 1500, mentre la facciata doveva essere compiuta qualche anno dopo, impreziosita dal grande portale scolpito da Gasparo da Coyrano nel 1513 e rimosso nel 1846.

Il 28 maggio 1722 il canonico Pietro Faglia pose la prima pietra del nuovo coro, poiché quello seicentesco era incapace ormai di contenere il gran numero di sacerdoti della parrocchia. Il progetto si deve ad Antonio Corbellini, che tra il 1718 e il 1737 dirigeva i lavori della nuova parrocchiale di Coccaglio.

Nel 1836 il prevosto Paolo Bedoschi affidò all’architetto milanese Giacomo Moraglia il radicale restauro della basilica. Questo restauro ha reso del tutto irriconoscibile il primitivo disegno della fabbrica, almeno nelle parti che non erano state distrutte per l’ampliamento del coro nel 1722.

L’opera di ristrutturazione interessò tutta la chiesa: furono intonacate le colonne, rifatti a stucco i capitelli, sistemati nuovi basamenti alle colonne, il tutto su disegno del Moraglia. Infine si pensò alla decorazione a monocromo eseguita dal milanese Francesco Tessa tra il 1839 e il 1840.

Sempre nel 1840 Luigi Trecourt dipinse ad affresco i Protettori delle quadre nei pennacchi della cupola e l’anno successivo le due lunette sovrastanti l’ingresso alle cappelle della Madonna delle Grazie e di San Luigi, raffigurandovi due episodi della vita dei Santi Faustino e Giovita

Alcuni anni dopo, chiuso il finestrone della facciata, fu affidato a Carlo Bellosio l’imponente affresco con il Martirio dei Santi Faustino e Giovita che occupa buona parte della controfacciata.

L’esecuzione dell’affresco però è dovuta al Sogni poiché il Bellosio venne a morire nel 1849. L’affresco fu compiuto nel 1850.

Nel 1864 lo scultore clarense Emanuele Marcetti eseguì i due angeli che vennero collocati sulle due acquasantiere scolpite anni prima da  Antonio Galletti.

Nel 1993 il Duomo di Chiari è stato fornito di un nuovo altare in bronzo per la celebrazione secondo le norme del Concilio Vaticano II, e di un imponente ambone in marmo bianco di Carrara opere dello scultore milanese Mario Robaudi.

 

CAPPELLA DEL BATTISTERO

Nel 1846 la Fabbriceria Parrocchiale pensò di allestire una cappella del battistero da collocarsi di fronte al mausoleo Morcelli, ma a causa della morte dello scultore Gaetano Monti, a cui era stato affidato il lavoro, non si pensò di porre mano all’opera fino al 1850.

In quell’anno venne scelto lo scultore milanese Abbondio Sangiorgio che eseguì il gruppo del Cristo e il Battista con i quattro simboli degli evangelisti per l’anno successivo.

CAPPELLA DI SAN CARLO

Nel 1616 iniziarono i lavori della cappella di San Carlo per la cui costruzione fu necessario sfondare il muro della navata sinistra. L’opera era conclusa nel 1619 quando vi si poté celebrare Messa. Certamente posteriore è la soasa dorata opera dell’intagliatore bresciano Antonio Montanino.La pala, che non porta firma e data, è assegnabile al bresciano Antonio Gandino e rappresenta  la Vergine con i santi Carlo e Francesco. Nel 1627 vennero chiamati i pittori Gerolamo Avanzi e Alessandro Sampilli ad affrescare le pareti. Di questi dipinti non rimane alcuna traccia.

CAPPELLA DEL SACRO CUORE DI MARIA

In ordine di tempo è l’ultima grande aggiunta alla chiesa; aperta di fronte a quella del Santissimo Sacramento ne è copia abbastanza fedele approntata su disegno dell’architetto Carlo Melchiotti di Brescia che fornì il progetto nel 1877. Il 10 maggio 1885 la cappella era compiuta, dotata di un altare acquistato dalla cappella di Teodolinda nel duomo di Monza l’anno precedente.

La decorazione della cupola si deve ai pittori bresciani Chimeri e Franchini. La statua del Sacro Cuore di Gesù, scolpita nel 1889 da Luigi Carrara, fu sostituita nella prima metà di questo secolo da un’insignificante statua della Madonna col Bambino. Gli affreschi delle pareti sono stati compiuti in diversi anni dai pittori Luigi Galizzi e Giuseppe Riva.

CAPPELLA DELLE RELIQUIE

Marino Giorgi, Vescovo di Brescia, durante la Visita Pastorale del 1665, ordinò di provvedere a una decorosa sistemazione delle molte reliquie di cui era dotata la chiesa di Chiari. Lo stesso anno il prevosto Giovanni Antonio Bigoni invitò i Sindaci della Comunità a stabilire il luogo ove edificare il nuovo altare delle Reliquie. Nel 1687 lo scultore clarense Giacomo Faustini iniziava a scolpire l’arca di San Bonifacio, mentre la cappella risulta compiuta solo nel 1697, e la grandiosa soasa venne dorata solo nel 1712. Il Rivetti attribuisce la soasa a Lorenzo e Orazio Olmi mentre sembra assodato che essa sia opera di Giacomo e Faustino Faustini. La pala, di autore ignoto, ma probabilmente opera dell’iseano Domenico Voltolini, raffigura la Beata Vergine Maria sostenuta da un groviglio di angeli e venerata da una schiera di santi tra i quali spiccano i patroni Faustino e Giovita e Bonifacio.

Essa cela un antro diviso in cellette entro cui sono disposte le urne contenenti le reliquie dei santi quivi raccolte, insieme alla superba arca di San Bonifacio, e visibili solamente in occasioni particolari quando la tela viene abbassata e le reliquie offerte alla devozione dei fedeli.

CAPPELLA DI SAN LUIGI

Nel 1838 venne aperta la cappella di San Luigi di fronte alla Cappella della Madonna delle Grazie. L’architetto Giacomo Moraglia fornì il disegno della cappella nel 1841; la pala fu dipinta nel 1845 da Carlo Bellosio e l’altare scolpito nel 1846 da Antonio Galletti. Nel 1848 Tomaso Castellini dipinse la cupola e tra il 1874 e il 1876 Luigi Galizzi fornì le tele per le due lunette. Di Giuseppe Riva sono i due quadri delle pareti laterali.

CAPPELLA DELL’IMMACOLATA

Durante la prepositura di Pietro Faglia questo altare venne rinnovato ad opera della famiglia Zola, che ne aveva il patronato fin dal 1485.

Fu edificato in marmo e la pala venne dipinta da Pompeo Batoni nel 1750.

 

CAPPELLA MAGGIORE (PRESBITERIO)

Edificato, come si diceva, a partire dal 1722, fu compiuto dopo il 1740. Il prevosto Pietro Faglia dotò il nuovo presbiterio del grandioso altare nel 1748 e in seguito del coro ligneo. Il prevosto Morcelli nel 1807 commissionò a Giuseppe Teosa la Pentecoste che campeggia nel catino dell’abside. In occasione dei restauri ottocenteschi, Luigi Trecourt (nel 1840) firmava gli affreschi nei pennacchi della cupola rappresentandovi i protettori delle quattro quadre. Nel 1842 si affidò l’esecuzione della nuova pala al pittore anconetano Francesco Podesti che consegnò l’opera nel 1844. Il Moraglia fece collocare il quadro in una cornice a stucco della ditta Peduzzi, preferendo questa soluzione povera a quella più solenne proposta da Antonio Galletti.

Nel 1938, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi a Chiari, venne rinnovato completamente l’organo secondo il grandioso progetto della ditta Balbiani Bossi di Milano che, previde due corpi d’organo per un totale di circa 3500 canne.

 

CAPPELLA DEL SACRO CUORE DI GESÙ

Nel 1845 venne sostituita la pala di San Pietro Martire (firmata da Giuseppe Tortelli senjor e datata 1602) con un dipinto di Giuseppe Sogni raffigurante il Sacro Cuore di Gesù con angeli che reggono gli strumenti della passione, mutando così la precedente dedicazione dell’altare.

CAPPELLA DELLA BEATA VERGINE DELLE GRAZIE

Quando venne deliberato di costruire la cappella delle Reliquie fu necessario staccare l’affresco cinquecentesco che si trovava su quella parete. Esso fu posto nella vecchia cappella del Santissimo Sacramento, ma nel 1791 i l Morcelli, volendo aprire un passaggio alla cripta, fece ammezzare l’antica cappella, riducendola quasi all’attuale tracciato. Nel novembre 1831 fu rinnovato l’altare ad opera di Antonio Galletti. Nel 1847 la Fabbriceria Parrocchiale venne a determinazione di ridurre la Cappella della Beata Vergine delle Grazie nelle forme di quella di fronte di San Luigi, distruggendo la cupola con alto tamburo e ridicendola all’attuale cupoletta emisferica affrescata da Tommaso Castellini nel 1848, mentre nel 1849 Domenico Biraghi dipinse a fresco le due lunette.

Le due tele ai fianchi dell’altare rappresentano sant’Agnese (di Giuseppe Teosa) e sant’Apollonia (di autore ignoto).

CAPPELLA DI SAN GIACOMO

Nel 1763 il prevosto Pietro Faglia fece sostituire a sue spese l’antico altare di San Giacomo con un nuovo altare in marmo verde antico e giallo di Verona, ornato con statue di San Luigi Gonzaga e San Stanislao Kostka opera di Antonio Callegari.

La pala rappresenta la Vergine col Bambino, San Giacomo, San Girolamo e San Filippo Neri e fu dipinta da Pompeo Batoni nel 1780.

 

CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Sarebbe lungo ricordare le vicende susseguitesi tra il 1633 e il 1641 per approntare un progetto (ad opera di Agostino Avanzi) e scegliere il sito ove costruire la nuova cappella del Corpo di Cristo. La cappella risulta conclusa nel 1647.

Nel 1648 il pittore lucchese Pietro Ricchi fornì la pala, collocata entro un’ancona barocca in istucco che fu sostituita dall’attuale, opera di Antonio Biasio, nel 1738.

Le opere di decorazione della Cappella del Santissimo Sacramento occuparono la Compagnia per tutto il corso del secolo: nel 1664-65 fu collocata sulla parete sinistra la grande tela dell’Ultima Cena, datata ma non firmata; del 1675 è la tela con la Moltiplicazione dei pani che sta sulla parete opposta, firmata ANTONIVS MINOTIV(S) VICENTINVS PI(N)XIT 1675. Nel 1676 Antonio Morone di Lovere dipinse le due tele oblunghe da collocare ai fianchi dell’altare con il Sacrificio di Isacco e il Sacrificio di Melchisedech.

Le altre tele sono, secondo il Rivetti, opera del pittore clarense Pietro Boscaiolo, del XVIII secolo.

CAPPELLA DI SAN GIUSEPPE

Nel 1756 Pietro Faglia, a sue spese faceva rinnovare l’altare di San Giuseppe, tutto in marmo di breccia romana con ai lati due statue raffiguranti Giustizia e Prudenza, ascrivibili alla mano di Antonio Callegari. La complessa macchina è completata da una bella pala di Giambettino Cignaroli che raffigura il Transito di San Giuseppe.

MAUSOLEO MORCELLI

Il venerato prevosto ebbe, subito dopo la morte, un mausoleo che si voleva capace di esprimere la grandezza dell’uomo e del pastore. Gaetano Monti, scultore ravennate, contattato in via privata dall’Avvocato Pietro Repossi, ebbe l’opportunità di incontrarsi con i rappresentanti del Comune, della Fabbriceria e della Congregazione di Carità il 5 ottobre 1825. Il suo progetto, approvato da grandi nomi come il Cagnola e il Canonica venne tradotto in marmo nel 1828, dopo che il modello in gesso era stato esposto a Brera nel 1827.